12 Maggio 2026

Le città in cui i servizi essenziali sono più vicini alle persone emettono meno anidride carbonica legata alla mobilità. Questo è il risultato di una vasta analisi scientifica che ha esaminato quasi 400 città nel mondo, dimostrando come la prossimità ai servizi rappresenti uno dei fattori chiave per ridurre le emissioni di CO₂ generate dagli spostamenti quotidiani: lo studio Proximity-based cities emit less mobility-driven CO2, pubblicato sulla rivista npj Sustainable Mobility and Transport, fornisce nuove evidenze quantitative a sostegno del modello della “città dei 15 minuti”.
Il settore dei trasporti è responsabile di circa il 21% delle emissioni globali di CO₂, e la quota cresce ulteriormente se si guarda alle aree urbane. In Europa quasi un terzo delle emissioni climalteranti proviene dal trasporto stradale, mentre nelle città la mobilità incide fino al 40% delle emissioni complessive legate ai trasporti. Le automobili, da sole, producono circa 3 miliardi di tonnellate di CO₂ all’anno a livello globale.
In questo contesto, la riorganizzazione delle città diventa una leva decisiva per la transizione climatica. Il modello della città dei 15 minuti punta a garantire che lavoro, scuole, sanità, commercio, servizi e spazi di socialità siano raggiungibili a piedi o in bicicletta in un quarto d’ora dal luogo di residenza. Ma quanto questa impostazione è davvero efficace nel ridurre l’uso dell’auto e le emissioni? Lo studio pubblicato su npj Sustainable Mobility and Transport prova a rispondere a questa domanda con dati solidi e comparabili.
I ricercatori hanno analizzato 396 città situate in Paesi ad alto reddito, combinando diversi set di dati: distribuzione della popolazione, localizzazione dei servizi urbani, tempi di percorrenza pedonale e emissioni di CO₂ da trasporto stradale. Per misurare la “prossimità”, è stato utilizzato un indicatore che calcola il tempo medio necessario a un residente per raggiungere a piedi una serie di servizi quotidiani fondamentali, come istruzione, sanità, negozi, ristorazione, trasporto pubblico e attività culturali.
Le emissioni di CO₂ sono state invece ricostruite attraverso il database europeo EDGAR, che fornisce stime spazializzate delle emissioni da trasporto stradale. Incrociando questi dati, lo studio ha messo in evidenza una relazione chiara: all’interno della stessa città, le aree con servizi più vicini presentano emissioni pro capite significativamente più basse rispetto alle zone periferiche e meno accessibili.
Le mappe urbane analizzate mostrano una struttura ricorrente: i quartieri centrali, più densi e ricchi di funzioni, registrano tempi di accesso ridotti ai servizi e minori emissioni da mobilità; le periferie, invece, caratterizzate da funzioni separate e distanze maggiori, concentrano livelli più elevati di CO₂ pro capite.
La relazione tra prossimità e emissioni segue una legge statistica robusta: mediamente, all’aumentare del tempo necessario per raggiungere i servizi cresce anche la quantità di CO₂ emessa per gli spostamenti quotidiani. In altre parole, vivere lontano dai servizi spinge a usare più spesso l’auto, o a percorrere distanze maggiori, con un impatto diretto sul clima.
Nella seconda parte dello studio, i ricercatori hanno simulato uno scenario “ottimizzato” per 30 città, ipotizzando una redistribuzione più equa dei servizi sul territorio urbano, in modo da garantire una migliore accessibilità a tutti i quartieri. Il risultato è eloquente: in 27 città su 30 si osserverebbe una riduzione complessiva delle emissioni di CO₂ legate al trasporto stradale.
I casi europei mostrano potenziali benefici particolarmente rilevanti. Città come Milano, Barcellona, Berlino, Roma e Madrid potrebbero ridurre le emissioni da mobilità fino al 40–50% nello scenario di maggiore prossimità ai servizi. Non ovunque, però, l’effetto è automatico: in contesti fortemente condizionati da fattori esterni – come grandi infrastrutture portuali o modelli insediativi molto dispersi – la riorganizzazione dei servizi da sola potrebbe non essere sufficiente.
Lo studio non nasconde i limiti del paradigma della città dei 15 minuti. Una completa autosufficienza di ogni quartiere non è realistica, soprattutto per servizi di livello superiore come ospedali o università. Inoltre, senza adeguate politiche pubbliche, il rischio di gentrificazione e di aumento delle disuguaglianze sociali è concreto.
Gli autori sottolineano anche che la città di prossimità non è un’idea nuova, ma si inserisce in una lunga tradizione di urbanistica orientata al mix funzionale e alla riduzione delle distanze. La novità sta oggi nella possibilità di misurarne gli effetti su larga scala, grazie ai big data e a strumenti di analisi avanzati.
Nonostante questi limiti, il messaggio che emerge è chiaro: avvicinare i servizi alle persone riduce la necessità di spostarsi in auto e contribuisce in modo significativo alla riduzione delle emissioni climalteranti. In un’epoca in cui solo una piccola quota del parco veicolare mondiale è elettrica, ridurre la domanda di mobilità motorizzata resta una strategia imprescindibile.
Fonte: Ambiente e non solo