E se il TPL fosse gratis? Esercizi di simulazione di DataMobility sull’area metropolitana di Milano

14 Maggio 2026

Cosa succederebbe se a Milano i trasporti pubblici fossero del tutto gratuiti? DataMobility per rispondere a questa domanda ha applicato un modello activity-based all’area metropolitana meneghina per studiare le possibili conseguenze di un azzeramento totale delle tariffe di trasporto pubblico e, allo stesso tempo, le differenze con i modelli di tipo tradizionale. Una policy spesso ambita ed evocata come simbolo di equità, ma che può nascondere “effetti indesiderati” non immediatamente percepibili senza riflessioni più ampie e di lungo periodo. Grazie ad un approccio che mira a superare i modelli tradizionali e cogliere la complessità delle scelte individuali, la simulazione è in grado di dettagliare alcune di queste riflessioni, con dati alla mano.

Si tratta di un approccio avanzato che ricostruisce la giornata tipo degli individui – lavoro, studio, cura, acquisti, tempo libero – e simula come cambierebbero le scelte di mobilità al variare delle condizioni di accesso, in questo caso l’azzeramento del costo del biglietto. Non una semplice elasticità della domanda, ma una rappresentazione dinamica dei comportamenti. Questo consente di stimare non solo quanti utenti in più userebbero autobus, tram e metropolitana, ma anche: quali categorie sociali cambierebbero comportamento; in quali fasce orarie aumenterebbe la domanda; quali zone della città subirebbero maggiore pressione. In un’area complessa come quella milanese, caratterizzata da forti flussi pendolari e da un sistema già molto utilizzato, questo tipo di analisi è particolarmente rilevante.

La simulazione evidenzia una riduzione dei chilometri percorsi in automobile e quindi un calo delle emissioni di gas serra e degli inquinanti atmosferici. In un contesto come quello milanese, dove il superamento dei limiti di qualità dell’aria è un problema strutturale, anche riduzioni moderate possono avere effetti rilevanti per la salute pubblica.

Tuttavia, l’entità del beneficio dipende da fattori strutturali: capacità della rete di assorbire la nuova domanda senza degrado del servizio; incremento dell’offerta (frequenze, materiale rotabile, corsie preferenziali); integrazione con mobilità ciclabile e pedonale; politiche di disincentivo all’uso dell’auto (sosta, pedaggi urbani, zone a traffico limitato).
Senza queste condizioni, il sistema rischia di saturarsi nelle ore di punta, con effetti controproducenti.

Un aspetto positivo evidenziato dalla simulazione riguarda l’accessibilità. La gratuità riduce una barriera economica all’uso del trasporto pubblico locale. In questo senso, la misura può contribuire a ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali nell’accesso alla città. Tuttavia, l’impatto redistributivo dipende anche dalla qualità e capillarità del servizio nelle aree periferiche.

La gratuità universale implica la copertura pubblica dei mancati introiti da bigliettazione. Una politica di gratuità non accompagnata da investimenti rischia di comprimere manutenzione, rinnovo delle flotte e innovazione tecnologica.

Dal punto di vista ambientale, la gratuità può essere uno strumento utile, ma non è una soluzione autonoma. Per massimizzare i benefici climatici e sanitari dovrebbe essere integrata con: riduzione dello spazio dedicato all’auto privata; potenziamento delle reti tranviarie e metropolitane; sviluppo della mobilità ciclabile; pianificazione urbana orientata alla prossimità.
La simulazione activity based dimostra soprattutto una cosa: le politiche di mobilità hanno effetti complessi e interconnessi. Decisioni apparentemente semplici, come azzerare il costo del biglietto, producono cambiamenti articolati nei comportamenti individuali e nei flussi urbani.

Il caso milanese rappresenta un laboratorio importante. In un contesto di crisi climatica, congestione urbana e persistente inquinamento atmosferico, le scelte sulla mobilità devono essere fondate su modelli previsionali solidi. La gratuità del trasporto pubblico locale può contribuire alla transizione ecologica, ma solo se inserita in una strategia coerente di riduzione dell’auto privata e di trasformazione dello spazio urbano.

Fonte: Ambiente e non solo