11 February 2026

Camminare e andare in bicicletta non sono più soltanto scelte individuali, legate allo stile di vita o alla sensibilità ambientale. Nelle città europee del futuro rappresentano una vera e propria infrastruttura di salute pubblica, qualità urbana e coesione sociale. È da questa consapevolezza che nasce möves – Linee guida per la mobilità attiva del Comune di Milano, un documento strategico di oltre 140 pagine che mette a sistema visione, strategie e azioni per rendere strutturale la mobilità pedonale e ciclistica nel capoluogo lombardo.
Non un semplice manuale tecnico, ma un vero e proprio quadro di riferimento per la pianificazione urbana, costruito attraverso un ampio percorso partecipativo e fortemente ancorato ai temi della salute, della sicurezza stradale, dell’accessibilità e della giustizia sociale.
Il documento parte da una constatazione chiara: nelle città dense come Milano, la maggioranza degli spostamenti avviene su distanze brevi, spesso inferiori ai 5 chilometri, quindi perfettamente compatibili con gli spostamenti a piedi o in bicicletta. Oggi oltre un terzo degli spostamenti interni al Comune avviene già con modalità attive; includendo il trasporto pubblico, quasi due terzi della mobilità cittadina può essere definita sostenibile.
Tuttavia, il peso storico dell’automobile resta rilevante. Nonostante il calo del tasso di motorizzazione negli ultimi vent’anni, Milano conta ancora circa 495 auto ogni 1.000 abitanti, un valore inferiore alla media nazionale ma distante da quello delle grandi città europee più avanzate. Le linee guida collocano quindi la mobilità attiva non come alternativa “residuale”, ma come asse portante di un sistema urbano che voglia davvero ridurre traffico, emissioni, incidentalità e disuguaglianze di accesso.
Il cuore del documento è rappresentato da una visione articolata in quattro dimensioni complementari.
La Città attiva è quella che mette al centro gli spostamenti quotidiani a piedi e in bicicletta, riducendo l’uso inefficiente dello spazio pubblico da parte dei veicoli privati. Le evidenze riportate mostrano come la mobilità attiva contribuisca alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico, alla diminuzione della congestione e a benefici sanitari significativi: bastano 20 minuti al giorno di cammino o bicicletta per ridurre il rischio di mortalità del 10% e abbattere in modo rilevante il rischio di malattie cardiovascolari, diabete e depressione.
La Città inclusiva affronta il tema dell’accessibilità universale. Marciapiedi continui, attraversamenti sicuri, percorsi ciclabili adatti anche a mezzi non convenzionali (cargo bike, handbike, tricicli), fermate del trasporto pubblico realmente accessibili: la mobilità attiva viene letta come strumento di equità, in stretta connessione con il Piano per l’Eliminazione delle Barriere Architettoniche. I dati mostrano quanto il tragitto pedonale verso le fermate rappresenti una quota fondamentale dello spostamento complessivo, rendendo la qualità dello spazio pubblico un fattore decisivo per l’uso del trasporto pubblico stesso.
La Città di domani guarda alle nuove generazioni. Bambini e ragazzi sperimentano lo spazio urbano in modo diverso dagli adulti, con tempi più lenti e una maggiore vulnerabilità. Le linee guida sottolineano come andare a scuola a piedi o in bicicletta favorisca autonomia, concentrazione e sviluppo cognitivo, oltre a contrastare la sedentarietà infantile. Strade scolastiche, percorsi casa-scuola sicuri e quartieri “playground” diventano così politiche urbane a tutti gli effetti.
Infine, la Città sicura assume la Vision Zero come orizzonte: ridurre drasticamente incidenti, feriti e vittime della strada. Il documento evidenzia il ruolo cruciale della velocità e della massa dei veicoli nella gravità degli scontri e richiama l’esperienza delle zone 30, già sperimentate a Milano e in altre città italiane ed europee, come misura strutturale di prevenzione e non come semplice limitazione alla circolazione.
Uno degli elementi più rilevanti delle linee guida è il metodo. Tra novembre 2024 e giugno 2025 il Comune ha promosso un articolato percorso partecipativo che ha coinvolto cittadini, associazioni, portatori di interesse e municipi. Sono stati raccolti 1.175 contributi complessivi, con un’attenzione particolare ai temi della ciclabilità, della pedonalità e della sicurezza stradale.
Questo processo ha permesso di far emergere criticità diffuse – dalla sosta irregolare agli attraversamenti pericolosi, dalla frammentazione delle reti ciclabili alla manutenzione dei marciapiedi – ma anche di costruire un patrimonio condiviso di proposte operative. Le linee guida si configurano così come un “patto urbano” che supera la logica dell’intervento puntuale e guarda alla mobilità attiva come infrastruttura sociale.
Particolarmente rilevante, per una lettura ambientale e sanitaria, è l’ampio ricorso a dati epidemiologici, di incidentalità e di esposizione agli inquinanti. Il documento ricorda come l’87% della popolazione milanese viva a meno di 75 metri da un asse stradale e come il traffico su strada contribuisca in modo determinante alle concentrazioni di NO₂, PM₂,₅ e PM₁₀.
La mobilità attiva viene quindi inquadrata come strumento di prevenzione primaria, capace di ridurre costi sanitari, anni di vita persi e spesa pubblica legata alle esternalità negative della mobilità motorizzata. Allo stesso tempo, il recupero di spazio pubblico a favore di pedoni e ciclisti rafforza la socialità, il commercio di vicinato e la vivibilità dei quartieri.
Le Linee guida per la mobilità attiva non sono un piano operativo in senso stretto, ma un riferimento strategico destinato a orientare progettazione, investimenti e politiche nei prossimi anni. La loro efficacia dipenderà dalla capacità di tradurre principi e strategie in interventi coerenti, continui e monitorati nel tempo, evitando frammentazioni e arretramenti.
Fonte: Ambiente e non solo