Sostenibilità: il lavoro da remoto può ridurre le emissioni fino al 75%

29 May 2026

Lo smart working non è soltanto uno strumento di flessibilità organizzativa: può diventare anche una misura concreta di politica climatica. A confermarlo è uno studio realizzato da ricercatori di ENEA e Banca d’Italia, secondo cui una giornata di lavoro da remoto può ridurre fino al 75% le emissioni di CO₂ rispetto al lavoro in presenza, grazie soprattutto al taglio degli spostamenti casa-lavoro.

La ricerca, pubblicata nella collana “Questioni di Economia e Finanza” della Banca d’Italia, si basa su un questionario somministrato a 4.255 dipendenti dell’istituto centrale, distribuiti tra Roma, Frascati e 38 filiali sul territorio nazionale.

I risultati mostrano con chiarezza quanto il pendolarismo pesi sulle emissioni quotidiane. In media, una giornata lavorativa in presenza comporta emissioni pari a 4,1 chilogrammi di CO₂ equivalente per dipendente, mentre una giornata di lavoro da remoto produce appena 1,1 chilogrammi di CO₂ equivalente, circa un quarto.

Il dato più interessante è che i consumi energetici domestici aggiuntivi legati allo smart working – riscaldamento, raffrescamento, computer e illuminazione – restano ampiamente inferiori all’impatto ambientale degli spostamenti quotidiani in automobile o con altri mezzi motorizzati. Lo studio stima infatti che il 63% delle emissioni domestiche aggiuntive sia dovuto al riscaldamento, il 29% al raffrescamento e soltanto l’8% all’utilizzo di pc e illuminazione.

Secondo i ricercatori, questi risultati potrebbero diventare un riferimento utile anche per altre aziende e istituzioni intenzionate a calcolare le emissioni indirette legate al lavoro da remoto dei propri dipendenti.

Lo studio fotografa anche le abitudini di mobilità dei lavoratori italiani coinvolti nell’indagine. La distanza media percorsa nel tragitto casa-lavoro è di 22,2 chilometri, con un tempo medio di percorrenza pari a 42 minuti. Per chi lavora prevalentemente in telelavoro stabile, però, la distanza sale a 78,4 chilometri, con tempi medi di viaggio di circa 87 minuti.

I mezzi più utilizzati risultano essere il treno e l’automobile privata, rispettivamente per il 39% e il 38% dei chilometri percorsi. Le auto utilizzate sono ancora in gran parte alimentate a benzina o diesel (70%), mentre le vetture ibride rappresentano il 14%, le GPL/metano il 10%, le plug-in il 3% e le elettriche pure appena il 3%.

Interessante anche il dato sulla mobilità attiva: il 13% dei dipendenti raggiunge il posto di lavoro esclusivamente a piedi, mentre meno del 4% utilizza bici, monopattini elettrici o altri mezzi di micromobilità.

La ricerca mette in evidenza come il lavoro ibrido possa produrre benefici ambientali rilevanti non solo in termini di emissioni climalteranti, ma anche di riduzione della congestione urbana, del traffico e dei consumi energetici complessivi. In Banca d’Italia, ad esempio, la somma delle emissioni associate agli spostamenti casa-lavoro e al lavoro da remoto si è ridotta del 31,5% nel 2024 rispetto al 2019, prima della pandemia.

Lo studio ricorda inoltre che l’International Energy Agency considera il lavoro da remoto tra le misure utili per contenere la domanda energetica e mitigare gli effetti dell’aumento dei prezzi dell’energia sui consumatori.

Non mancano però le criticità. I ricercatori segnalano il rischio di alcuni “effetti rebound”, come l’aumento degli spostamenti personali o la tendenza a trasferirsi più lontano dai luoghi di lavoro grazie alla possibilità di lavorare a distanza. Tuttavia, nel caso analizzato, questi effetti risultano limitati e non annullano il beneficio climatico complessivo del lavoro remoto.

Un altro elemento centrale riguarda il patrimonio edilizio. Gli extra consumi energetici domestici variano molto in base alla qualità energetica delle abitazioni, alla zona climatica e alla presenza di interventi di efficientamento come cappotti termici o sostituzione degli infissi.

Il quadro che emerge è chiaro: il lavoro agile, se accompagnato da edifici più efficienti, mobilità sostenibile e una pianificazione urbana meno dipendente dall’auto privata, può contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione delle città. Non è la soluzione unica alla crisi climatica, ma può diventare uno degli strumenti utili per ridurre traffico, emissioni e consumi energetici, migliorando allo stesso tempo la qualità della vita di milioni di lavoratori.

Fonte: Ambiente e non solo