Cambiare il paradigma della mobilità per una maggiore sicurezza stradale: lo studio del Victoria Transport Policy Institute

27 May 2026

La sicurezza stradale non dipende solo da cinture, airbag e controlli. Dipende soprattutto da quanto e come ci muoviamo. È il messaggio centrale del rapporto “A New Traffic Safety Paradigm” del Victoria Transport Policy Institute, che propone un cambio radicale nelle politiche dei trasporti.

Il rapporto mostra una relazione statistica chiara: all’aumentare degli spostamenti non automobilistici, calano i tassi di mortalità stradale. Nelle città statunitensi con oltre il 15% di spostamenti casa-lavoro a piedi, in bici o con il trasporto pubblico, si registrano in media 6 morti ogni 100.000 abitanti, contro i 13 delle città sotto il 5%.

Ancora più evidente il legame con il trasporto pubblico: le città dove i residenti superano i 200 passeggeri-miglia annui pro capite in transito collettivo presentano meno della metà dei decessi rispetto a quelle con minore utilizzo . Il beneficio è particolarmente forte tra i giovani, che mostrano tassi di mortalità molto più alti della media ma fortemente correlati alla disponibilità di alternative all’auto .

Le modalità di trasporto differiscono per rischio “subito” e rischio “imposto” agli altri. I dati britannici mostrano che motocicli e veicoli pesanti presentano tassi elevati; le auto impongono agli altri un rischio simile a quello che i propri occupanti subiscono; autobus e ferrovia risultano le modalità più sicure .

Un punto chiave è che il trasporto pubblico, oltre a proteggere i propri utenti, riduce il rischio complessivo per la collettività, contribuendo a un abbassamento dei tassi totali di mortalità nelle aree dove cresce la sua quota modale .

Il documento invita ad adottare un approccio “Safe System”, che considera la mobilità un sistema complesso e assegna responsabilità condivise a pianificatori, progettisti, costruttori e decisori pubblici. Tra le misure chiave:

  • priorità a pedoni, ciclisti e trasporto pubblico;
  • riduzione dei chilometri veicolari attraverso pianificazione integrata trasporti–uso del suolo;
  • limiti di velocità più bassi e coerenti con la presenza di utenti vulnerabili;
  • riforma delle valutazioni economiche che oggi sovrastimano i benefici del tempo risparmiato rispetto ai costi degli incidenti.

Sul fronte delle velocità, il rapporto richiama soglie di sicurezza chiare: 30 chilometri orari nelle aree urbane con utenti vulnerabili, 50 chilometri orari con intersezioni, 70 chilometri orari sulle strade extraurbane senza separazione centrale.

L’idea che la maggior parte degli incidenti sia causata da “errore umano” è fuorviante: l’eccessiva esposizione al rischio – più traffico, veicoli più grandi e pesanti, velocità elevate, dispersione urbana – è una scelta sistemica. Il paradigma proposto suggerisce di intervenire sulle cause strutturali: domanda di mobilità, forma urbana, gerarchia stradale, priorità di investimento.

La conclusione è netta: le strategie che riducono la dipendenza dall’auto – città compatte, trasporto pubblico di qualità, ciclabilità diffusa, gestione della domanda – non sono solo politiche climatiche o ambientali. Sono tra le più efficaci politiche di sicurezza stradale disponibili. Ridurre le vittime non è solo una questione di controlli e sanzioni, ma di ripensare il modello di mobilità. E i dati mostrano che la direzione è chiara.

Fonte: Ambiente e non solo